L'altra parte del mondo


In ogni partenza un mondo si spezza in due parti. Come un pane. Come un iceberg diviso dalle onde del mare. Da una parte sta chi va via, verso un mondo nuovo, dall’altra chi resta, in un mondo solo apparentemente uguale a sé stesso.

Chi chiamiamo straniero è parte di un mondo che possiamo vedere solo per metà, anche se ora, con superficialità, crediamo di poterlo identificare in un’impronta. Ma nessuna identità è questione d’un solo individuo, è piuttosto una costellazione, una rete di relazioni che il viaggio dilata, ma non cancella.

L’altra parte del mondo è quella che non vediamo, ma che sta dietro e dentro ogni migrante. È quella che lascia traccia di sé impressionandosi in un’immagine da mettere in valigia o dentro un portafogli, come se nella memoria di una fotografia potesse ancora persistere intatto ciò che il tempo ha separato.

Le fotografie riprese in queste immagini sono quelle che accompagnano il viaggio di persone di nazionalità diversa, arrivate in Italia per lavoro, per studio, per amore.

Tutti loro frequentano un corso d’italiano per stranieri. E’ lì che li ho conosciuti. Ho chiesto loro di portarmi la fotografia più preziosa e di scrivermi, in questa lingua così nuova e acerba, cosa li lega a quell’immagine.

Un frammento della loro storia, un pensiero, qualche parola appena, per fare da ponte tra noi e l’altra parte del mondo.