Ho fatto il pane stanotte
nell’ora più buia,
quella in cui i morti
percorrono la terra cantando
e non dovrebbero i vivi
restare in ascolto
di tanto irredento dolore.

Dalla nota a cura di Silvia Camoglio, Premio Lorenzo Montano

Eva e Adam. Il nome della prima donna e del primo uomo perché è lì, in quel primo, che già tutto si compie ed è detto. Eva e Adam. Ossia, ogni possibile creatura che, nel canto di Eva e Adam, diviene reale, vivente. Un canto, il loro, che si fa visibile tempo e che dice la necessità imperativa di essere ogni creatura, diventando così possibile accogliere tutti gli esili, accoglierli per esserne plasmati, per dirne il valore/dolore collettivo, sia etico che culturale. E generazionale: “Ho fatto il pane stanotte / nell’ora più buia, / quella in cui i morti / percorrono la terra cantando / e non dovrebbero i vivi / restare in ascolto / di tanto irredento dolore”. Fare il pane. Nell’ora più buia, quando vivi e morti si fanno unica generazione, quando nel pane si condensano canto e esilio, e il canto e l’esilio, in questo modo, si fanno cibo, diventando concreti, corporei, testimonianza della nostra origine e coscienza, del nostro essere vivi.

Per approfondire:

Lettura di Valeria Bianchi Mian su Poesie aeree
Canti dell’esilio

Recensione di Luigi Paraboschi su Versante Ripido
Canti dell’esilio